Lo Scarabeo Rinoceronte: vi presento un gradito frequentatore dell’isola, nelle notti di inizio estate.

Scarabeo RinoceronteIeri sera ha fatto visita al nostro giardino questo magnifico esemplare di Scarabeo Rinoceronte (Oryctes nasicornis Linnaeus, 1758)  da noi conosciuto col nome “‘U vaccariell ‘e San Giuann” ovvero “Vaccariello di San Giovanni”.

Quello che so su questo scarabeo deriva da racconti di anziani del posto che lo definiscono totalmente innocuo e secondo un’antica credenza addirittura ben augurante :)

Il nome, invece, pare derivare dal fatto che scompaiono attorno al giorno di San Giovanni, il 24 giugno.

Se cercate qualche notizia in più
Lo Scarabeo Rinoceronte su Wikipedia

 

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Un pomeriggio al Museo Archeologico di Pithecusae.

Ieri sono andato con la mia famiglia al Museo Archeologico di Pithecusae, dove si svolgeva un interessantissimo evento “Bambini al Museo di Villa Arbusto”.
Si trattava di visite guidate al museo e laboratori didattici per bambini di giochi d’epoca greca. Così abbiamo colto al volo questa occasione!

Sale del Museo Archeologico di Pithecusae

Al primo piano, tra le mura della struttura principale è conservata la storia di Ischia: dalla preistoria all’età romana, con la parte più corposa della collezione rappresentato dal periodo greco.
E, infatti, numerosi e di gran rilievo sono i reperti che si riferiscono all’insediamento greco di Pithecusae, fondato nel secondo quarto dell’VIII sec. a. C. da Greci provenienti dall’isola di Eubea e recuperati grazie agli scavi condotti a Ischia, nella valle di San Montano (sito della necropoli), da Giorgio Buchner dal 1952 in poi.

Tra i tantissimi reperti, che meritano assolutamente una visita, ho apprezzato: nella vetrina 16, la Coppa del Naufragio, un cratere locale con fregio figurativo dipinto con scena di naufragio, egualmente sporadico dalla necropoli e databile alla fine dell’VIII sec. a.C.;

naufragio

mentre nella vetrina 20 (e qui devo confessare è stato amore a prima vista!!!) il reperto dei reperti ovvero la Coppa di Nestore.
Una Kotyle importata da Rodi con iscrizione graffita in versi nota come ” Coppa di Nestore”. Ritrovata nella necropoli della Valle di S. Montano (Lacco Ameno), Tomba 168. 725 a.C. ca.  Sulla coppa è stato inciso in alfabeto euboico un epigramma in tre versi che allude alla famosa coppa di Nestore descritta dall’Iliade che recita (ovviamente tradotto):

“Di Nestore …. la coppa buona a bersi. Ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d’amore per Afrodite dalla bella corona”

La Coppa di Nestore

Ancora frastornato dalla mole di emozioni che cotanta storia mi ha provocato, siamo usciti all’esterno nel parco del museo. I bambini, grazie a laboratori didattici organizzati, sperimentano i giochi d’epoca greca.

Ne ho approfittato per farmi un giro nel parco che circonda il museo, nella parte retrostante e laterale. Devo dire che il parco è veramente bello. Si presenta con una rigogliosa flora mediterranea costituita da alberi di alloro, corbezzolo (“arbustus unendo” da cui pare, deriva il nome proprio di Villa Arbusto), fico, ulivo, pino, melograno e oleandro. Sono anche presenti piante tipiche della flora asiatica, australiana e americana.

Un suggestivo colonnato che regge un pergolato, ha catturato la mia attenzione. Lo percorro!

pergolato-villa-arbusto

Il panorama che si apre è davvero imponente; sovrasta il centro di Lacco Ameno. Con lo sguardo puoi percorrere un angolo di oltre 180 gradi: dalla baia di San Montano (a Ovest) al Monte Rotaro (a Est) fin giù verso l’isola di Procida e il continente.

panorama

Qualche nota sul complesso di Villa Arbusto.

Costruito nel 1785 da Don Carlo Acquaviva, Duca di Atri, dov’era un tempo, la “masseria dell’arbusto”. Si presenta, oggi, come un insieme di edifici contigui, che si integrano nel parco-giardino: il corpo residenziale padronale, Villa Arbusto (nome poi esteso a tutto il complesso); la dipendenza per gli ospiti; la merlata Villa Gingerò (chiamata oggi “Belvedere”); una cappella dedicata alla Madonna delle Grazie e una piccola sacrestia; una villetta di impianto posteriore e alcuni servizi, come una cisterna posta nella zona più alta. Dopo gli Acquaviva, la villa cambiò molti proprietari: dalla Duchessa di Conversano, alla famiglia Biondi, ai Ciannelli-Nesbit, finché nel 1952 fu acquistata dal noto editore e produttore cinematografico Angelo Rizzoli. Dopo la morte di Rizzoli fu comprata dal Comune di Lacco Ameno, col contributo della Provincia di Napoli e della Regione Campania, per esporvi i numerosi reperti che erano scoperti nella zona dagli anni Cinquanta del secolo trascorso.

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Info e Contatti

Questo info sono fornite a puro titolo indicativo, se volete avere certezza e conferma fate riferimento alle fonti ufficiali :)

Telefono struttura: +39.081.900356 (Museo Archeologico di Pithecusae)
Fax struttura: +39.081.333028 (Comune di Lacco Ameno)
Orario struttura: Feriali e festivi: invernale 01/10 – 31/05): 9.30 – 13.00; 15.00 – 18.30 (ultimo ingresso alle ore 18.30); estivo 01/06 – 30/09: 14.00 – 20.00 (ultimo ingresso alle 19.30).
Chiusura settimanale struttura: Lunedì. Chiusura festiva: 1° gennaio, 1° maggio, 25 dicembre

Foto: © 2012 Giuseppe Mattera

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Riconoscete questo scorcio?

Perchè a breve ne parleremo…

scorcio-bosco-maddalena

 

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Parracine, case di pietra e il “Salto dell’Angelo”: da Santa Maria al Monte ai Frassitelli attraverso il bosco della Falanga.

Da zero a oltre cinquecento metri sul livello del mare in una manciata di chilometri.

Appuntamento alle 8.30 davanti al Sagrato della Basilica di San Vito a Forio d’Ischia. In realtà all’appuntamento eravamo soli; Simone (mio figlio) ed io. Avevamo scelto di trascorrere questa giornata da soli, a contatto con la natura, solo che Simone ignorava il tragitto che avevo in mente. Temevo avrebbe cambiato programma!
Basilica di San Vito
Prima di incamminarci, diamo un’occhiata veloce alla facciata della chiesa. La Basilica di San Vito è caratterizzata da due torri: una torre campanile e una dell’orologio, ambedue culminanti a pera, poste ai due lati della facciata.

Procediamo per una stradina laterale e un breve tratto sulla statale prima di imboccare via Bocca.
Il nostro (mio) obiettivo è arrivare alla località Frassitelli, passando per Il Santuario di Santa Maria al Monte, il bosco della Falanga e il bosco di Robinie. Da pochi metri sul livello del mare a oltre 500 m. in una manciata di chilometri!
Il primo tratto di via Bocca è caratterizzato da una notevole pendenza, lungo tutta la stradina è possibile apprezzare le “Parracine”; tipici muri a secco costruiti con pietre di tufo verde che servivano e servono tuttora da contenimento per il terreno. Continua a leggere

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