Parracine, case di pietra e il “Salto dell’Angelo”: da Santa Maria al Monte ai Frassitelli attraverso il bosco della Falanga.

Da zero a oltre cinquecento metri sul livello del mare in una manciata di chilometri.

Appuntamento alle 8.30 davanti al Sagrato della Basilica di San Vito a Forio d’Ischia. In realtà all’appuntamento eravamo soli; Simone (mio figlio) ed io. Avevamo scelto di trascorrere questa giornata da soli, a contatto con la natura, solo che Simone ignorava il tragitto che avevo in mente. Temevo avrebbe cambiato programma!
Basilica di San Vito
Prima di incamminarci, diamo un’occhiata veloce alla facciata della chiesa. La Basilica di San Vito è caratterizzata da due torri: una torre campanile e una dell’orologio, ambedue culminanti a pera, poste ai due lati della facciata.

Procediamo per una stradina laterale e un breve tratto sulla statale prima di imboccare via Bocca.
Il nostro (mio) obiettivo è arrivare alla località Frassitelli, passando per Il Santuario di Santa Maria al Monte, il bosco della Falanga e il bosco di Robinie. Da pochi metri sul livello del mare a oltre 500 m. in una manciata di chilometri!
Il primo tratto di via Bocca è caratterizzato da una notevole pendenza, lungo tutta la stradina è possibile apprezzare le “Parracine”; tipici muri a secco costruiti con pietre di tufo verde che servivano e servono tuttora da contenimento per il terreno.

Chiesa di San Domenico

Salendo, sulla sinistra, si scorge una piccola chiesetta con la facciata color rosa e la parte superiore rastremata verso l’alto attraverso alcuni gradoni, il cui motivo è ripreso anche sopra il portone. È la chiesa di San Domenico costruita verso la metà del XVIII secolo.
Saliamo lentamente, una serie di tornanti ci conduce tra campi coltivati alternati a tratti di vegetazione spontanea, case di pietra e antichi cellai. Il panorama si scopre timidamente davanti a noi.
Ammirando la vastità della veduta sul paesaggio sottostante di Forio d’Ischia, abbracciato da Punta Imperatore a Punta Caruso, mi viene in mente una frase di Emerson (letta non so più dove) che diceva “i paesaggi appartengono alle persone che li guardano”. È proprio vero! Non basta semplicemente vedere.

Panorama che si scorge sul sentiero verso Santa Maria al Monte

Facciamo tappa alla piccola chiesa bianca di Santa Maria al Monte, situata a oltre 400 metri sul livello del mare. Ci siamo guadagnati una pausa e una piccola merenda. Ci aspetta ancora un cammino impegnativo.
La chiesa di Santa Maria al Monte, costruita nel lontano 1596, da Sebastiano Sportiello per espiare un omicidio, è un esempio di architettura rupestre.
Scavata in parte nel tufo, presenta una facciata con struttura rettangolare dotata di due campane e una cupola sferica nella parte posteriore. Davanti si apre un sagrato (dotato di panchine) da cui si gode di una vista panoramica notevole. L’interno ha un’ampia navata centrale terminante nell’abside, affiancata sul lato destro da una navata più stretta.

Lasciata la chiesa, pochi passi e ci addentriamo in un fitto bosco di Castagno. E, ancora un po’ in salita, a circa 500 m. sul livello del mare, raggiungiamo il bosco della Falanga formatosi proprio sotto la parete occidentale della montagna in seguito ad una grande frana (debris avalanche) che si è staccata dall’Epomeo in epoca relativamente recente. Fossa della neveQuesto bosco, occupa un pianoro disseminato di case di pietra; antichi cellai; massi adattati a ricoveri temporanei; fosse della neve (vasche scavate nel terreno costruiti con la tecnica delle parracine, utilizzate anticamente dai “nevaioli” per la conservazione del ghiaccio). Nelle pietre scavate a dimora, è sovente osservare un focolare, in corrispondenza del quale vi è un foro scavato nella pietra che fungeva da canna fumaria, dotato di un’inclinazione tale da non permettere alla pioggia di infiltrarsi. Invece, all’esterno, un canaletto scavato sul tetto portava l’acqua nella cisterna.

Ricoveri di pietra, antichi cellai.

Tra le pietre più interessanti c’è pietra “Perciata” (dal dialetto isolano: pietra perforata). Si tratta di un monolito di roccia tufacea completamente bucherellata dall’azione dell’erosione a tafoni.
Il sottobosco è caratterizzato da vegetazione spontanea costituita da felci, ciclamini, orchidee selvatiche, anemoni, pungitopo, tappeti di edera etc.

Verso il bosco di robinieHo la sensazione che Simone inizi ad apprezzare questo spettacolo, forse è solo quello che io voglio vedere o forse la crescente consapevolezza in lui che il percorso più duro è alle nostre spalle.
Proseguiamo con cautela, giacché da qui in poi il sentiero è caratterizzato da costoni a strapiombo. Seguiamo un segno di pittura blu, posto sugli alberi e pietre lungo il sentiero. Nel cammino incontriamo alcuni cercatori di funghi cui chiedo informazioni sul sentiero ancora da percorrere. Mi parlano di un posto particolare, un bosco di acacie.

Ed effettivamente, dopo aver percorso la Falanga, raggiungiamo il bosco di Frassitelli, un bosco di Robinia (credo parlassero di bosco di acacie, perché la Robinia è una pseudoacacia e comunemente conosciuta come acacia).
Da subito, Simone ed io, avvertiamo una strana sensazione; ci sembra di essere improvvisamente piombati in posto incantato, uno di quei luoghi fiabeschi che ci raccontano da bambini. Fantastico!

Bosco di Frassitelli o Bosco di Robinia

Restiamo ad ascoltare le voci della natura con il fruscio delle robinie e il verso di qualche uccello.

Salto dell'Angelo - Belvedere dei FrassitelliUna leggera pioggia di foglioline rende tutto più suggestivo.
Pare che le robinie crescano molto volentieri sulle scarpate, e, infatti, il bosco si affaccia su uno strapiombo chiamato Salto dell’Angelo. Il panorama da qui è “semplicemente” mozzafiato!
Ai lati e nella parte che si affaccia vero il monte Epomeo, il bosco è circondato da Parracine. Si racconta che le robinie fossero state introdotte nell’isola dai francesi durante le varie invasioni.
La Robinia di origine americana fu introdotta in Europa da Jean Robin, giardiniere ed erborista dei re di Francia Enrico IV e Luigi XIII. A lui, Linneo dedicò più tardi il genere Robinia.

Belvedere bosco dei Frassitelli - Salto dell'Angelo

Ormai vicini alla conclusione della nostra escursione, riprendiamo il cammino verso la località dei Frassitelli lungo un costone che attraversa un sentiero costellato di massi. Non è difficile imbattersi nelle tracce che l’ultimo gregge di pecore e caprette ha lasciato durante il pascolo. Con un po’ di fortuna è possibile anche incontrarle!
Frassitelli è un angolo di terra dell’isola d’Ischia particolarmente vocato alla viticoltura, situato a 600 m. sul livello del mare. È qui, in un paesaggio davvero affascinante in cui il panorama domina tutto il territorio dei comuni di Forio e Serrara Fontana, che la Famiglia D’Ambra possiede un vigneto definito da Veronelli come uno dei più belli del mondo. Il vigneto situato in forte pendenza con terrazzamenti delimitati dalle Parracine ha un’esposizione Sud Sud-Ovest. Un particolare trenino monorotaia a cremagliera installato in loco agevola le operazioni di trasporto durante la raccolta delle uve che avviene manualmente.

La nostra attenzione è catturata da un enorme masso – Pietra Martone – caratterizzato da numerose erosioni. Il suo aspetto ricorda una roccaforte, tanto che una delle tante leggende ischitane lo considera la pietra di Tifeo (il Titano punito da Giove e imprigionato nelle viscere dell’isola d’Ischia). Ai suoi piedi, si osservano vigneti terrazzati posti lungo sentieri a strapiombo e, più in basso verso la frazione Ciglio, cisterne, grotte e ricoveri scavati nella roccia fanno pensare che davvero fosse una piccola fortezza rurale.

Pietra Martone

Esausti, prosegueguiamo abbastanza speditamente in discesa per via Falanga. La strada ci porterà sulla Statale tra le località di Serrara e Fontana.

Dopo cinque ore di cammino siamo sulla fermata in attesa dell’autobus che ci riporterà a casa.

joeitaly joeitaly (11 Posts)

 
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2 risposte a Parracine, case di pietra e il “Salto dell’Angelo”: da Santa Maria al Monte ai Frassitelli attraverso il bosco della Falanga.

  1. francesco mattera scrive:

    E’ tutto molto bello ed a me molto familiare perché è un percorso che ho fatto anche io tante volte. Penso che le robinie (Robinia pseudoacacia )non siano tanto antiche per Ischia: sembra infatti che siano state introdotte appena dopo il disastroso alluvione del 1910, per le sue proprietà consolidanti dei terreni franosi , specialmente quelli dei versanti acclivi ed instabili , tipo quelli ad esempio del Vezzi ad ischia, dove è avvenuta la famosa frana che ha ucciso tanti innocenti. Se infatti consulti La storia dell’isola d’Ischia del D’Ascia, potrai notare che tale pianta non viene proprio annoverata tra quelle presenti ad ischia. Però posso nache sbagliarmi! contadini ischitani la chiamano “cacia”, con evidente elisione della -a iniziale che individua le acacie.
    Francesco Mattera, agronomo.

    • joeitaly joeitaly scrive:

      Francesco, grazie del prezioso contributo.
      Mi ha fatto molto piacere leggerti e se in futuro vorrai ancora intervenire, sarai sempre il benvenuto in questo blog.

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