«Puzzette?» No, Professò, Moffette!

È cominciata così l’idea di questa passeggiata all’oasi naturalistica del Monte Rotaro e Bosco della Maddalena. Spiegavo al professore la differenza tra le fumarole e le moffette (o mofete), quando appena pronunciato Moffette, il professore con un sorriso mi fa: “Moffette? cioè Puzzette”.

In una bella giornata di giugno ci avviammo verso l’ingresso che conduce all’oasi. Sapete, non dista molto dal nostro Hotel Ape Regina, sono appena 500 metri ma ahimè in salita :)

Appena lasciati la strada principale, ci accoglie un vialone pedonale alberato che conduce diritto al cuore del cratere.

Quasi verso la fine del vialone faccio un cenno al professore: “Professò di qua! Ci sono le fumarole”.
Scendiamo leggermente sulla sinistra e tra una vegetazione bassa – brulla – scoviamo le “Fumarole”, un tipico fenomeno di vulcanismo secondario. Non vi aspettate geiser che sbuffano impetuosi nuvole di fumo. Avvicinando la mano al foro di uscita si avverte il calore e di inverno grazie al contrasto con le temperature più basse si possono scorgere anche visivamente. L’area nei pressi delle fumarole è caratterizzata da un particolare microclima, probabilmente dovuto all’azione dei gas caldi in risalita e l’umidità prodotta. Fatto sta che in questi luoghi riesce a sopravvivere un particolare papiro – Cyperus polystachyos – proprio delle zone subtropicali e in tutta Europa è presente solo a Ischia.


Proseguiamo.  Abbiamo due scelte: se continuiamo fino alla fine del vialone, arriviamo in uno spiazzo da cui parte un sentiero laterale che gira intorno al cratere.  Oppure appena passate le fumarole, un sentiero sulla sinistra in salita porta sull’orlo superiore del cratere, aprendo a un panorama sul porto d’Ischia, l’isola di Procida fin giù al Vesuvio. Prendiamo quest’ultimo.

Parliamo del più e del meno, i profumi sprigionati dalle piante della macchia mediterranea si fanno via via più intensi. Tra le specie molto profumate qui abbonda la “Mortella” il Mirto (Myrtus communis.)

La Mortella

Mortella in fiore

Arriviamo a un trivio alla base del punto più alto (‘Rotaro 2′), questa zona è denominata “Fornace”. Spiego al professore che qui mio nonno nel dopoguerra produceva i carboni secondo un metodo antichissimo: componeva una piramide con il legno e la ricopriva di muschio e fango con un foro in cima e altri posti sulla verticale che venivano aperti e richiusi, secondo necessità, allo scopo di governare la combustione della carbonaia.

Camminiamo all’ombra degli alberi di leccio. Essi ricoprono, insieme al Monte Rotaro, tutta la parte interna del cratere.

Dalla fornace ancora un centinaio di metri e si arriva sull’orlo superiore del cratere. I lecci cedono il passo a una pineta, localmente chiamata “A Macchia janc”, che gira tutta attorno alla parte esterna del cratere. Un panorama mozzafiato cattura la nostra attenzione. Lo sguardo spazia dal porto d’Ischia fin giù al continente e al Vesuvio (con condizioni meteo favorevoli). Nel mezzo l’isola di Arturo, la vicina Procida. Osservando bene il porto d’Ischia dall’alto non sfugge la sua forma perfettamente circolare. Il porto era in realtà un lago posto su un cratere di un piccolo vulcano, un cono di scorie, formatosi a causa di un’eruzione esplosiva avvenuta dopo il V secolo a.C.
Solo nel 1854 il lago divenne l’attuale porto, aperto mediante uno scavo del baluardo settentrionale del cono di scorie per ordine del re Ferdinando II di Borbone. Il Real piroscafo Delfino entrò nell’antico lago il 31 luglio del 1854 alle 7 p.m. Pochi giorni più tardi, il 17 settembre 1854, fu inaugurato ufficialmente il porto.
Nelle vicinanze del pontile degli aliscafi è visibile un tondo circondato di muratura che in realtà è un piccolo isolotto di lava e su di esso, nel 140 d. C., c’era addirittura una casa! L’isolotto è conosciuto con il nome “Tondo di Marco Aurelio”.

Scendiamo per un ripido sentiero che ci conduce al centro del cratere “Fondo d’Oglio”. Il cratere definito da Rittman e Gottini (1980) “Rotaro I” fa parte, insieme al Bosco della Maddalena e al centro eruttivo di Punta della Scrofa, del complesso eruttivo di Monte Rotaro. Con un cono regolare dal diametro esterno di 900 m. e un’altezza di circa 125 m., il Bosco della Maddalena è il centro eruttivo più antico e sulla cui cima si trova proprio il cratere di Fondo d’Oglio. Sul versante Nord del cono si trova il duomo lavico di Monte Rotaro, dalla cui base sul lato nord sono uscite alcune colate di lava tra cui la più antica forma Punta della Scrofa.

“Le Moffette, Professò, eccole!”
Lungo il sentiero finalmente mostro le Moffette, una sorta di fumarole fredde che fuoriescono direttamente da fratture del suolo. Avvicinando la mano si avverte una sensazione di corrente d’aria fredda.

mofeta

Moffetta

Ancora pochi passi e ci ritroviamo nello spiazzo sul Cratere di Fondo D’Oglio e da lì far ritorno in hotel.
La posizione dell’oasi naturalistica del Monte Rotaro e Bosco della Maddalena consente agli amanti del trekking di potersi agganciare ad altri sentieri naturalistici molto ricercati, e quindi proseguire la passeggiata per il cratere di Fondo Ferraro, proprio lì vicino, oppure per la Sorgente di Buceto, Piano San Paolo, Monte Trippodi, Buttavento, la Costa Sparaina, Candiano fino a raggiungere la Sorgente di Nitrodi (3-4 ore).

Oltre dalla via Cretaio (quella che abbiamo fatta noi)  si accede al Bosco della Maddalena anche dalla SS. 270 in località Castiglione.

Scritto con amore per Trekking Ischia e #ILoveIschia!

Ps. Per maggiori approfondimenti potreste consultare le interessanti guide della Regione Campania

  • Carta Geologica della Regione Campania – Progetto CARG
  • Guida Geologico Ambientale dell’isola d’Ischia di L. Monti – Regione Campania

Qui una descrizione delle moffette

Mofeta

http://www.treccani.it/enciclopedia/mofeta/

mofeta In vulcanologia, emissione diretta di anidride carbonica allo stato secco, direttamente da fratture del suolo. Il fenomeno è direttamente connesso con le manifestazioni vulcaniche più tardive in centri eruttivi ormai definitivamente spenti, e precisamente con l’ultima fase di degassazione di masse magmatiche più o meno profonde; taluni infatti considerano le m. come vere fumarole fredde a CO2.
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